Un Brand può conquistare un cliente. Una relazione autentica può farlo restare.

Una strategia di branding efficace non dovrebbe limitarsi a rendere riconoscibile un prodotto, promuovere un servizio o aumentare le vendite.
Dovrebbe riuscire a fare qualcosa di molto più difficile: creare una connessione autentica tra il brand e le persone.

Perché possiamo lavorare sul logo, sull’identità visiva, sul tone of voice, sui contenuti e sulle campagne. Ma se dall’altra parte le persone non si sentono ascoltate, comprese e considerate, avremo costruito comunicazione, non necessariamente una relazione.
E sono proprio le relazioni a generare ciò che ogni brand desidera: fiducia, lealtà, passaparola e appartenenza.
Come si costruiscono?

Prima di tutto ascoltando.
Ascoltare significa conoscere bisogni, aspettative, dubbi ed esperienze del proprio pubblico. Significa personalizzare la comunicazione quando possibile e creare contenuti capaci di parlare non soltanto alle persone, ma con le persone.

Poi serve empatia.
Vuol dire rispondere a una critica con trasparenza invece di mettersi sulla difensiva. Riconoscere un errore quando c’è. Essere presenti anche quando non bisogna vendere qualcosa. Celebrare i risultati dei propri clienti e della propria comunità, invece di raccontare continuamente soltanto i propri.
Perché l’autenticità non si dichiara. Si dimostra attraverso i comportamenti.

Per essere scelti più volte abbiamo bisogno di qualcosa che nessuna promozione può sostituire: una relazione basata sulla fiducia.
Per questo credo che uno dei patrimoni più importanti di un brand non sia soltanto la sua notorietà.
Sono le persone che, dopo averlo incontrato, decidono di continuare a sceglierlo.

📲 Se vuoi costruire un brand capace non soltanto di comunicare, ma di creare relazioni autentiche, parliamone: 348 338 0088.

📖 Oppure puoi approfondire il mio modo di intendere il branding attraverso il mio libro “Strategia, Voce e Anima. Il manuale per un brand autentico”. Clicca qui 👉https://www.erfedizioni.it/libri/strategia-voce-anima/

Pubblicato da

Massimo Danza

Che fossi un creativo pubblicitario lo hanno capito subito. Nel freddo inverno del 1965 nasco con 24 giorni di ritardo. In quasi un mese tutti chiedono di me, tutti si domandano come mai, tutti mi aspettano incuriositi. Realizzo così il mio primo teaser. La grande curiosità, la voglia di conoscere e l’istinto innato di esplorare mi porta a muovere i primi passi già a 7 mesi. La comunicazione sembro averla nel sangue perchè a 10 mesi già parlo. A 7 anni mostro di saper usare l’ambient marketing, il nonconventional e il flash-mob: in piazza Duomo, a Firenze, sparo al massimo il volume della radiolina e ballo; alla fine si abbasso i pantaloni per mostrarmi come il David di Michelangelo. A 10 anni invento il mio smartphone: allargo pollice e mignolo della mano destra e telefono ai miei amici. Poi unisco il pollice con l'indice delle due mani, inquadro, scatto foto e salvo i file nella mia memoryhead. A 12 anni sono già social: quando incontro gli amici condivido le mie esperienze, le spiego in modo dettagliato come fossero foto e tutti mi dicono ’mi piace’. Poi ho studiato, ho affinato le tecniche, ho fatto esperienza e dal 1989 lavoro e continuo a scrivere storie di successo insieme alle aziende per le quali lavoro. Qualche volta ho anche la pretesa di insegnare le cose che so e di raccontare con entusiasmo la mia esperienza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *