La gentilezza è il vantaggio competitivo che non teme concorrenti.

La competenza è fondamentale. La professionalità è indispensabile. La qualità del risultato non è negoziabile.
Ma a parità di qualità professionale, ciò che fa davvero la differenza è spesso la qualità della relazione.

Un cliente non ricorda soltanto il progetto che hai realizzato per lui.
Ricorda se lo hai ascoltato.
Se hai rispettato le sue esigenze.
Se sei stato presente quando aveva bisogno di una risposta.
Se hai saputo spiegare un problema senza farlo sentire inadeguato.
Se hai avuto la pazienza di confrontarti.
Se, davanti a una difficoltà, hai cercato una soluzione invece di trovare una giustificazione.

In una parola, ricorda come lo hai fatto sentire. Ed è qui che, per me, entra in gioco la gentilezza. Non quella di facciata. Non il sorriso utilizzato come tecnica commerciale.
Parlo di una gentilezza che diventa modo di lavorare: rispetto, ascolto, disponibilità, educazione, attenzione e capacità di costruire rapporti nei quali le persone si sentano considerate prima ancora che clienti.

E attenzione: essere gentili non significa essere deboli.
Si può essere gentili e dire di no.
Si può essere gentili e difendere il valore del proprio lavoro.
Si può essere gentili e avere posizioni ferme.
Si può essere gentili e pretendere rispetto.

Anzi, credo che la vera gentilezza abbia bisogno proprio di questo: autorevolezza, chiarezza e reciprocità. Per questo considero la relazione parte integrante del servizio che offro.

Chi sceglie di lavorare con me non acquista soltanto esperienza, strategia, creatività o competenze nella comunicazione. Deve sapere che troverà anche una persona disposta ad ascoltare, confrontarsi, esserci e prendersi cura del progetto come della relazione che lo rende possibile.

Perché un buon lavoro può soddisfare un cliente. Un buon lavoro accompagnato da una buona relazione può trasformarlo in una persona che sceglierà di fidarsi ancora di te. Ed è forse questo uno dei vantaggi competitivi più difficili da copiare.

Se vuoi conoscermi, raccontarmi il tuo progetto o semplicemente capire se possiamo lavorare bene insieme, parliamone: 348 338 0088.
Oppure puoi iniziare conoscendo il mio metodo su branding e comunicazione attraverso il mio libro “Strategia, Voce e Anima. Il manuale per un brand autentico”. 👉 https://www.erfedizioni.it/libri/strategia-voce-anima/

Perché prima ancora di scegliere un professionista, credo sia importante capire come pensa, in cosa crede e come sceglie di lavorare con le persone.

Pubblicato da

Massimo Danza

Che fossi un creativo pubblicitario lo hanno capito subito. Nel freddo inverno del 1965 nasco con 24 giorni di ritardo. In quasi un mese tutti chiedono di me, tutti si domandano come mai, tutti mi aspettano incuriositi. Realizzo così il mio primo teaser. La grande curiosità, la voglia di conoscere e l’istinto innato di esplorare mi porta a muovere i primi passi già a 7 mesi. La comunicazione sembro averla nel sangue perchè a 10 mesi già parlo. A 7 anni mostro di saper usare l’ambient marketing, il nonconventional e il flash-mob: in piazza Duomo, a Firenze, sparo al massimo il volume della radiolina e ballo; alla fine si abbasso i pantaloni per mostrarmi come il David di Michelangelo. A 10 anni invento il mio smartphone: allargo pollice e mignolo della mano destra e telefono ai miei amici. Poi unisco il pollice con l'indice delle due mani, inquadro, scatto foto e salvo i file nella mia memoryhead. A 12 anni sono già social: quando incontro gli amici condivido le mie esperienze, le spiego in modo dettagliato come fossero foto e tutti mi dicono ’mi piace’. Poi ho studiato, ho affinato le tecniche, ho fatto esperienza e dal 1989 lavoro e continuo a scrivere storie di successo insieme alle aziende per le quali lavoro. Qualche volta ho anche la pretesa di insegnare le cose che so e di raccontare con entusiasmo la mia esperienza.

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