Google mi trova. Ma l’intelligenza Artificiale mi consiglierà?

Ad inizio anno, un cliente ha deciso di affidare la propria comunicazione a un’altra agenzia. Una scelta che rispetto.Nei giorni scorsi, però, mi sono accorto di un dettaglio che, per chi si occupa di strategia, dettaglio non è.Da circa sei mesi il Google Business Profile dell’azienda è praticamente fermo.Nessun nuovo post. Nessun aggiornamento. Una gestione delle recensioni non sempre tempestiva. Nessuna attività costante di presidio.


E questo mi ha fatto riflettere. Per molti imprenditori Google Business Profile è ancora una semplice scheda con indirizzo, numero di telefono e orari di apertura.In realtà è molto di più. Oggi è uno degli strumenti che Google utilizza per comprendere quanto un’attività sia viva, affidabile e aggiornata. Ma soprattutto è una delle principali fonti consultate da Gemini, l’Intelligenza Artificiale di Google, quando deve suggerire un’attività locale.


Il punto, quindi, non è soltanto cosa perdi quando smetti di aggiornare il tuo Google Business Profile.Il punto è quante opportunità smetti di creare.Ogni post non pubblicato è un’occasione in meno per raccontare la tua attività.Ogni recensione lasciata senza risposta è un segnale di attenzione che non arriva.Ogni mese di inattività rende il tuo ecosistema digitale meno autorevole agli occhi di Google, delle Intelligenze Artificiali e delle persone.


Il marketing oggi non consiste solo nell’essere presenti.Consiste nell’essere credibili, aggiornati e coerenti in ogni punto di contatto.Perché il futuro non premierà semplicemente chi sarà online.Premierà chi saprà diventare una fonte di informazioni affidabile per le persone… e per le Intelligenze Artificiali.
La domanda che ogni imprenditore dovrebbe porsi non è: “Ho un Google Business Profile?”La vera domanda è: “Sto dando a Google e alle AI motivi concreti per suggerire la mia azienda?”

Pubblicato da

Massimo Danza

Che fossi un creativo pubblicitario lo hanno capito subito. Nel freddo inverno del 1965 nasco con 24 giorni di ritardo. In quasi un mese tutti chiedono di me, tutti si domandano come mai, tutti mi aspettano incuriositi. Realizzo così il mio primo teaser. La grande curiosità, la voglia di conoscere e l’istinto innato di esplorare mi porta a muovere i primi passi già a 7 mesi. La comunicazione sembro averla nel sangue perchè a 10 mesi già parlo. A 7 anni mostro di saper usare l’ambient marketing, il nonconventional e il flash-mob: in piazza Duomo, a Firenze, sparo al massimo il volume della radiolina e ballo; alla fine si abbasso i pantaloni per mostrarmi come il David di Michelangelo. A 10 anni invento il mio smartphone: allargo pollice e mignolo della mano destra e telefono ai miei amici. Poi unisco il pollice con l'indice delle due mani, inquadro, scatto foto e salvo i file nella mia memoryhead. A 12 anni sono già social: quando incontro gli amici condivido le mie esperienze, le spiego in modo dettagliato come fossero foto e tutti mi dicono ’mi piace’. Poi ho studiato, ho affinato le tecniche, ho fatto esperienza e dal 1989 lavoro e continuo a scrivere storie di successo insieme alle aziende per le quali lavoro. Qualche volta ho anche la pretesa di insegnare le cose che so e di raccontare con entusiasmo la mia esperienza.

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